Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Mi riconosci

mi riconosciMi riconosci è la storia di un’amicizia speciale, tra dolore per la perdita e volontà di rendere omaggio all’amico-scrittore-maestro scomparso esattamente un anno fa. Inizialmente sono rimasta perplessa: non ero sicura che mi piacesse quella coincidenza di voci, tale che a tratti pareva che la scrittura di Bajani e il suo modo di posare lo sguardo sulle cose avessero l’ambizione di riecheggiare così tanto Tabucchi, le sue atmosfere sospese e il suo modo di abitare la saudade.

Poi ho capito. Leggendo le righe che lo stesso Tabucchi dedica a Bajani nella sezione “Scrittori d’oggi” della sua ultima fatica, vera e propria summa delle storie e delle geografie tabucchiane e di una vita all’ombra del tempo che (si) consuma. Dove si dice di quella tipologia di scrittori che raccontano “dall’interno” e di personaggi di finzione – vicari di chi scrive – che si assumono «il compito di portare dentro di sé le emozioni, i sentimenti e le memorie altrui». Fino all’ultima pagina, quella del ritorno: «se alla “verità” della realtà o alla commedia della vita non lo sappiamo».

Ecco allora più comprensibile (a me lettrice) la “cifra” di Bajani, innestata nell’idea stessa che Tabucchi aveva della letteratura (qualcosa che coinvolge i desideri, i sogni e la fantasia) e perfettamente calzante con lo spirito del suo Di tutto resta un poco, nel quale ogni autore ed ogni libro di cui parla assomiglia un po’ a lui, alla maniera degli eteronimi di Pessoa.

Nel suo romanzo, Bajani trasforma Tabucchi da scrittore a personaggio intrecciando realtà e finzione, nonché il percorso di vita che hanno condiviso. Restituendoci l’uomo e l’intellettuale in un’unica figura, e l’ora del racconto (il «tempo spalancato» con «la bocca come la balena di Pinocchio» in cui «chi non dorme ci entra dentro volontario con il passo allucinato dell’insonne»), il racconto riluttante nei confronti della pagina bianca, con l’invenzione che sgorga ispirata da un «teatrino abbandonato, col sipario mezzo aperto e mezzo chiuso». La vita finisce e il suo racconto comincia, proprio quando il corpo si ripiega su se stesso quasi a volersi restituire alla terra «con un filo di malinconia», occupando meno spazio, e ci si sente intrusi «dentro gli abiti di un altro», un altro che non c’è più. È forse per questo scrivere che si può dare il “tu” all’amico – alla sua vita in fuga – e il “tu” anche alla morte.

Con quella citazione da Rilke in esergo, dalla quale nasce il titolo (Mi riconosci, aria, tu piena ancora di luoghi / un tempo miei?) in cui converge la gravità e il senso della domanda che ognuno di noi si pone dopo aver attraversato la propria vita e quella altrui: «È rimasto qualcosa di me oppure il mio passaggio è stato assolutamente dimenticato?».


Andrea Bajani
Mi riconosci
Feltrinelli, Milano 2013

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2 commenti su “Mi riconosci

  1. Angelica Carrara
    15 novembre 2013

    Devo ammettere che non conoscevo Andrea Bajani.Poi grazie ad un festival letterario che si svolgeva l’anno scorso nella mia città ho avuto modo di conoscerlo!Ho amato “Ogni promessa”e ho trovato molto tenero e a tratti struggente “Mi riconosci”.Forse anche perchè in occasione di quel festival Bajani aveva parlato molto ed in modo appassionato del suo rapporto con Tabucchi.Un giovane autore da tenere d’occhio.Complimenti per il tuo blog!

  2. Stefania Mola
    19 novembre 2013

    Grazie Angelica per il suggerimento di quel titolo. 😀 Come ho scritto, mi riprometto di approfondire il baldo giovane, per capire la sua “cifra” al di fuori e al di là del privilegiato rapporto con Tabucchi. D’altra parte non sarei arrivata a leggerlo se non seguendo il filo rosso di quest’ultimo; poi però, da Bajani mi aspetto che cammini con le sue gambe, senza che i passi si infilino nelle orme del maestro.

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Questa voce è stata pubblicata il 16 aprile 2013 da in Andrea Bajani, Antonio Tabucchi, Rainer M. Rilke con tag , .

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