Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Tempo e memoria

978880621156GRALa storia è quella certezza che prende consistenza là dove le imperfezioni della memoria incontrano le inadeguatezze della documentazione.
[…]
Con quale frequenza raccontiamo la storia della nostra vita? Aggiustandola, migliorandola, applicandovi tagli strategici? E più avanti si va negli anni, meno corriamo il rischio che qualcuno intorno a noi ci possa contestare quella versione dei fatti, ricordandoci che la nostra vita non è la nostra vita, ma solo la storia che ne abbiamo raccontato. Agli altri ma soprattutto a noi stessi.

Di come i ricordi quasi mai corrispondano a ciò di cui siamo stati testimoni.
Di come noi si possa vivere completamente dentro il tempo – che ci forgia e ci contiene – e tuttavia esso resti incomprensibile.
Di come esista – sì – un tempo oggettivo, ma anche uno soggettivo, probabilmente più autentico, misurabile in base al nostro rapporto con i ricordi. Un tempo capace per un attimo di ingranare la retromarcia quando ricordi nuovi ci invadono, come un fiume che risalga la corrente.
Di come la presunzione dell’essere giovani si riveli lasciapassare vano per la comprensione dell’esistenza.
Di come l’essere giovani non basti a scacciare il timore che la Vita possa rivelarsi diversa dalla Letteratura.
Di come i ricordi modifichino la realtà di quanto accaduto e si rivelino così approssimati che il tempo può trasformarli in certezze (quando non in aneddoti). Di quanto sia fallibile la memoria, e di come sia arduo farsene una ragione.
Dei paradossi del tempo, quelli che impongono alla giovinezza cinismo e insensibilità in misura maggiore rispetto all’età in cui – appresa la tolleranza delle ferite – si è più cauti o restii nel far del male.
Fino all’epilogo, con la realtà che irrompe a viva forza in ogni fragilità e in ogni cautela, debordando: «La vita non è solo fatta di somme e sottrazioni. C’è anche l’accumulo, la moltiplicazione delle perdite, dei fallimenti».

E se la voce narrante di Tony Webster vi risulterà a tratti molesta e modesta, quando non irritante in certe sue indolenze, nel suo ostinato nascondersi dentro la sua versione della storia, nella sua continua fuga da nodi, attriti e turbamenti, nella sua rinuncia ad analizzare la vita prendendola – invece – come viene, sarà solo perché ognuno di noi, come lui, sfugge di buon grado i conti con il passato e cerca di non vedere la verità nelle sue pieghe più scomode, ben sapendo che spesso essa si cela nelle cose che non ricordiamo, non sappiamo o abbiamo voluto rimuovere o fingere di non vedere. Il suo viaggio a ritroso, il suo racconto è solo uno dei tanti possibili, e ci restituisce un’immagine di sé costruita spesso sull’invenzione, più che sulla memoria, come una continua riscrittura per sovrapposizioni. Ma anche una riflessione sui temi più cupi e angoscianti dell’esistenza, dove il senso si nega mentre le cose accadono e la fine non si riferisce alla vita bensì alla possibilità di cambiare ulteriormente il suo (e nostro) racconto: «C’è l’accumulo. C’è la responsabilità. E al di là di questo, c’è il tempo inquieto. Il tempo molto inquieto».

Ma la storia è fatta dalle menzogne dei vincitori o dai ricordi dei sopravvissuti?


Julian Barnes
Il senso di una fine
Einaudi, Torino 2012

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2 commenti su “Tempo e memoria

  1. elisabettapendola
    18 maggio 2013

    mi piace da morire il tuo blog è una piacevole scoperta 🙂

  2. Stefania
    20 maggio 2013

    Ma grazie!
    E benvenuta 😀

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Questa voce è stata pubblicata il 16 maggio 2013 da in Julian Barnes con tag .

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