Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Nostos

11.-Il-ritorno-di-Ulisse-inv.44«So che è difficile separare le immagini, e i soprassalti, del tempo passato dalla riflessione intorno al tempo, è difficile separare le rifrazioni intime del nostos dalla poetica del ritorno. Come è difficile dire della ricordanza, della leopardiana ricordanza, senza avvertire il suono affettivo e intimo di quel rintocco, di quella risonanza, che ha il cuore (cor) dentro la parola stessa. […] Ritorno, ripercussione, ripetizione della “immagine antica”: le parole con le quali il poeta definisce la ricordanza dicono, insieme, il farsi presenza di una lontananza, il cadere – il ripercuotersi – di un tempo in un altro tempo, il riapparire di qualcosa che era assente: movimento, quest’ultimo, alla cui simbolizzazione Freud annetterà un piacere, il piacere appunto della ripetizione, l’infantile sospensione dell’assenza materna, del suo vuoto, attraverso il Fort-Da. […] Se la ricordanza leopardiana ha qualcosa della proustiana “mémoire involontaire“, ha di proprio il movimento che non scaturisce dall’occasione, dall’istante, per ritrovare quel che è perduto, ma risale dalla lontananza verso la presenza; e ha anche, di proprio, l’energia particolare della poesia, la quale accoglie il tempo irreversibile nel proprio tempo, tempo che è ritmo e silenzio, interrogazione e presenza.

La ricordanza leopardiana muove dalla consapevolezza che l’irreversibilità del tempo può avere solo nel linguaggio il suo risarcimento: alla ferita per la sparizione, al dolore della lontananza la poesia replica accogliendo quel che è perduto, dando nuovo respiro, dando ritmo e voce all’assente. Il poeta sa bene che l’irreversibilità del tempo è negazione di ogni possibile ritorno. L’addio è per sempre un addio. “Chi ritorna, si sa, mai se n’è andato”. […] Il ritorno abolisce l’infinita apertura alla lontananza, il respiro stesso della lontananza. La poesia disloca la nostalgia verso la lingua, il fantasma del ritorno verso il ritmo. Si potrebbe dire che il poeta intuisce che di nostalgia non si può guarire. Il nostos, il ritorno, che genera l’algos, il dolore, nessun approdo lo può soddisfare. Perché non si torna in un tempo già passato. […] Di fatto, diceva Kant in una pagina dell’Antropologia (1798), abbiamo nostalgia non di un luogo, ma del tempo vissuto in quel luogo. E quando torniamo, quel tempo vissuto in quel luogo non c’è più, noi stessi non siamo più quelli che eravamo in quel tempo, e anche il luogo è altro da quello che abbiamo lasciato. Quel che è lontano è per sempre lontano».

(Antonio Prete, Meditazioni sul poetico, Moretti & Vitali 2013)

Advertisements

Un commento su “Nostos

  1. Pingback: Afro « currenti calamo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 25 maggio 2013 da in Antonio Prete con tag .

Sto leggendo (o rispolverando)

I libri che ho appena letto:
Stefania's book list (read shelf)

Inserire il proprio indirizzo email per iscriversi a questo blog ed essere avvisati via mail della pubblicazione di nuovi articoli.

Segui assieme ad altri 116 follower

Pagine sfogliate da

  • 145,566 lettori squilibrati

Tanto per contare…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: