Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Alba pratalia araba…

coverSarebbe piaciuta, all’autore di questo libro, quella strana circostanza di poche settimane fa, quando un cassonetto in pieno centro, qui, nella mia città, è stato letteralmente preso d’assalto e saccheggiato del suo contenuto. Qualcuno aveva svuotato la casa di un anziano deceduto, liberandosi di masserizie e inutilità; il cassonetto traboccava di libri, ed è bastato che qualcuno se ne accorgesse perché cambiassero le sorti di quella biblioteca inopinatamente smembrata. Un cassonetto depredato, e un nutrito drappello di lettori sparso sul marciapiede impegnato a scegliere, riaccomodare, sfogliare e contabilizzare l’inatteso bottino, in tempi in cui scene come questa assumono un significato che va ben al di là dei fatti.

Sarebbe piaciuta, a Roberto Casati, che tra le sue fantasie coccola quella di «libri che invadono anche le strade, scivolano lungo i vicoli in pendenza, si ammonticchiano negli angoli. I lettori si chinano a raccogliere un romanzo, un saggio, e si siedono su un marciapiede a sfogliarne le pagine. Le luci che filtrano la sera dalle case non sono quelle pulsanti e azzurre di schermi televisivi sempre più grandi e sempre più piatti, ma i riflessi gialli e silenziosi delle lampade da comodino…». Mentre la lettura ci viene letteralmente rubata.

Quello di Casati è probabilmente il libro ideale per chi, come me, dichiari di “leggere per trovare domande”. Perché il titolo di ogni capitolo finisce con un punto interrogativo. Tranne la breve introduzione, La montagna incantata, eco d’autore ma soprattutto licenza poetica e dichiarazione d’intenti. Meglio di come potrei riassumere io stessa fa il risvolto di copertina, chiudendo il cerchio con un campanello d’allarme che mi è molto caro: «Questo libro sostiene alcune tesi controverse (ma anche di buon senso): che i cosiddetti nativi digitali non esistono e che se veramente esistessero la scuola farebbe meglio ad aiutarli a guardare fuori degli schermi; che non c’è un sostituto elettronico dell’insegnante; e soprattutto che il libro di carta sarà pure a rischio commerciale a causa del suo cugino elettronico, ma è assolutamente insostituibile dal punto di vista cognitivo, perché protegge e non aggredisce la nostra risorsa mentale più preziosa: l’attenzione». E dire questo non significa essere contro il digitale, bensì avversare il suo colonialismo, con una differenza non da poco.

Dulcis in fundo, «non c’è una soluzione, un comportamento o un prodotto “killer”, perché non c’è un solo problema (“il problema delle tecnologie a scuola”) e bisogna mantenere un atteggiamento aperto e pragmatico», difendendo l’idea che  la scuola possa «resistere alle tecnologie distraenti» per avvalersi del valore aggiunto che le è proprio e incubare «il vero cambiamento, o meglio lo sviluppo morale e intellettuale delle persone».

Ultima nota a margine, da cui nascono ulteriori domande e riflessioni su cui mi riprometto di tornare, riguarda la copertina del libro (che mi ha suggerito il titolo di questo post e il gioco di rimandi al notissimo Indovinello veronese). Per un libro che parla di lettura è stata scelta un’immagine che riguarda la scrittura: scrivere come arare, una fatica che la tecnologia tende ad azzerare insieme a molto altro. Ma probabilmente l’allusione è più sottile, e tocca ancora una volta lo stretto legame tra il leggere e lo scrivere, attività che non possono fare a meno l’una dell’altra e dello sforzo reciproco. Se è vero che uno scrittore degno di questo nome è prima di tutto un buon lettore, è altrettanto vero ciò che suggerisce Casati: che la scrittura sia la parte in ombra della lettura; che per continuare a leggere bisogna continuare a scrivere, solcando le pagine con la medesima fatica di chi ara il terreno, avanti, indietro e in profondità che sfuggono all’impazienza della tecnologia.


Roberto Casati
Contro il colonialismo digitale. Istruzioni per continuare a leggere
Laterza, Roma-Bari 2013

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Questa voce è stata pubblicata il 27 giugno 2013 da in Roberto Casati con tag , .

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