Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Un pittore per due nemici

Sigismondo-e-Federico…Sigismund upstairs
And Urbino’s gang in the basement
And a regiment of guards in, to keep order,
For all the good that did: ‘Ti caverò la budella dal corpo!’
El conte levatosi: ‘Io ti caverò la corata a te!’

(Ezra Pound, Cantos)

Piero della Francesca «matematico e pittore» fu al servizio di due signori – Sigismondo Pandolfo Malatesta (a Rimini) e Federico da Montefeltro (a Urbino) – acerrimi nemici tra loro. Di entrambi fu «impeccabile ritrattista», entrambi nella medesima posa, forse utilizzando un’unica (e perduta) traccia grafica. Su di loro, attraverso la sua pittura, non espresse alcun giudizio, né tradì la minima emozione. E soprattutto, non fu mai legato a questa o a quella corte, bensì alla domanda della sua arte – senza padroni – ovunque essa fosse sovvenzionata per offrire la sua visione della realtà.

In un libretto di poche pagine, Carlo Bertelli torna alla sua antica passione per uno dei pittori più complessi e affascinanti del nostro Quattrocento mettendo a confronto i due rivali e ribadendo l’«intangibile autonomia» di Piero, artista capace di equilibri esemplari: tra la sua Borgo San Sepolcro e Roma, tra verità e interpretazione, tra l’arte pittorica e la certezza matematica (attraverso cui esercitare un serrato controllo sulla rappresentazione della realtà).

Andando oltre l’obiettivo proposto per riesaminare globalmente problemi più generali di cronologia e contenuto (su tutti, quel «dipinto anomalo» che è la notissima Flagellazione, per la quale conclude che «soltanto la pittura, e dunque nessun indizio esterno, può orientarci verso la data del dipinto») e delineare in modo più ampio – a dispetto della frammentarietà dei documenti e degli esiti pervenuti sino a noi – il ritratto di Piero stesso, con tutte le sue ambiguità di artista diviso tra la luce del pittore e la linea dell’architetto, tra la precisione lenticolare e calligrafica di perle o broccati e l’esattezza geometrica di composizioni e prospettive, tra la prossimità alle emozioni della committenza e la fuga meticolosamente cercata da ogni contingenza – perché «sempre c’è una distanza tra noi e ciò che ci viene mostrato» sì che gli attori sulla scena, nella loro impassibilità, ci lascino soprattutto «l’enigma della loro presenza».

***

Ascolta la conversazione tra Livio Partiti (Il posto delle parole) e Carlo Bertelli
a proposito di questo libro


Carlo Bertelli
Piero. Un pittore per due nemici
Skira, Milano 2013

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6 commenti su “Un pittore per due nemici

  1. cartaresistente
    27 settembre 2013

    Reblogged this on .

  2. cartaresistente
    27 settembre 2013

    Scusa, ho fatto un po’ di confusione cliccando “reblog” al posto del “like”. Nonostante ciò, apprezzo il post. Buona giornata!

  3. Stefania Mola
    27 settembre 2013

    Devo essere io a ringraziarti (per l’attenzione riservatami), non tu a scusarti!
    Buona giornata a te 🙂

  4. lois
    27 settembre 2013

    C’è stata in quel tempo del primo rinascimento un’attività fervida di Piero nel centro Italia. Viaggi brevi e spostamenti nelle corti d’Italia che hanno lasciato un segno ed avviato la strada al secondo rinascimento, quello che ha poi dato origine ai nomi di Giovanni Bellini, Luca Signorelli, la scuola fiorentina che sfocia poi nella sua summa michelangiolesca e in quella veneta che arriva fino a Giorgione. Piero, figura enigmatica e poco nota per la sua vita personale, riuscì a progredire da solo nell’arte prospettica e riuscì a “riunire” quelle persone che nemiche, lasciando a loro la gloria perpetua e a noi la meraviglia di un’arte che continua ad affascinare e a mostrarsi elevata.

  5. emilia
    30 settembre 2013

    Non mi intendo molto d’arte, ma la amo molto. Alcuni pittori esercitano su di me un fascino particolare: questo è uno di quelli. Il libro che segnali mi sembra davvero interessante. Come sempre, Grazie

  6. Stefania Mola
    1 ottobre 2013

    @ lois
    Probabilmente il fascino, la meraviglia, l’enigma di Piero devono molto a quell’impassibilità che attraversa le sue figure. Un’imperturbabilità che non si cura di se/durre, scuotere, emozionare; che rasenta la muta indifferenza e che Berenson chiamò ineloquenza. Di un’arte (vera) che si limita a presentare, non a rappresentare. Per questo i conti tornano quando Bertelli – e come lui altri, per esempio Pope-Hennessy – ricorda che solo la pittura può orientarci su Piero, ciò che è realmente dipinto e non più contenuti o significati di quelli realmente attribuiti dall’artista. Un vero e proprio invito a mettere da parte idee preconcette per recuperare i sensi, e imparare a vedere, udire e sentire di più.

    @ Giulia/Emilia
    Come sempre, grazie a te. Vedi, anche nelle tue righe c’è la parola fascino… 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 27 settembre 2013 da in Carlo Bertelli, Ezra Pound, Piero della Francesca con tag .

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