Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

I volatili del Beato Angelico

beato-angelico-annunciazioneLasci che le dica una cosa. Non creda troppo a ciò che affermano gli scrittori: essi mentono quasi sempre. […] Ciò che lo scrittore esibisce di se stesso non sono le sue segrete grazie, ma i fantasmi che lo assediano, la parte più brutta di se stesso: le sue nostalgie, le sue colpe e i suoi rancori. Forse noi scrittori abbiamo semplicemente paura.

Il Beato Angelico di Tabucchi che apre questa breve raccolta di racconti è semplicemente un tenerissimo fra’ Giovanni da Fiesole – sorpreso da certe «rassomiglianze che fanno sorridere» – alle prese con gli angeli di alcuni suoi noti dipinti, prelevati di peso dall’allucinazione e dal sogno.

Ma la raccolta non è solo breve. È preziosa. In mezzo a tanto chiasso, a tanto letterario scalpitare, a tanta ansia di sovvertire lingua e modalità narrative con l’inconsistenza, quella offerta da Tabucchi resta un’oasi di pace irrinunciabile in cui ritrovare pause di riflessione e tempi sospesi, su cui aleggia «un sorriso, incerto e vagamente ineffabile, come la nostalgia irrimediabile e sottile di chi sa che tutto è vano e che i venti che gonfiano le vele dei sogni non sono altro che aria, aria, aria».

Quando «è troppo tardi» si finisce per dare alle cose «un senso perduto col passare del tempo che forse non era il loro, perché forse il loro vero senso lo avevano solo in quel momento», quando non si è capaci di riconoscerlo.  Un posto speciale è occupato dalla saudade, settima al mondo nella classifica delle parole quasi impossibili da tradurre: perché «la nostalgia di ciò che fu, può essere struggente; ma quella di ciò che avremmo voluto che fosse, che avrebbe potuto essere e non fu, deve essere intollerabile». Tanto da potersi infliggere la morte per saudade, praticando quest’ultima: seduti sui moli del porto o da qualche giardino o belvedere, guardando lontano verso la linea dell’orizzonte, in assoluto silenzio.

Sono pagine esemplari della (im)perfetta geografia tabucchiana – in continua tensione tra passato e presente – in cui sempre ritornano missive senza risposta, interlocutori assenti, nostalgie del mai esperito, mancata comprensione del senso della vita, paradossi, equivoci, coincidenze, addii e quella «malinconia che danno le cose quando sono finite e ormai non c’è più niente da fare e il tempo è passato». Tutti quegli extra-vaganti «rumori di fondo» dell’esistenza che, insieme ad ogni alterazione della realtà e delle nostre percezioni, si fanno scrittura diventando l’anima di storie talvolta raccolte appena in tempo, altrimenti interrotte e perdute per sempre.


Antonio Tabucchi
I volatili del Beato Angelico
Sellerio, Palermo 1987 (201212)

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Questa voce è stata pubblicata il 5 ottobre 2013 da in Antonio Tabucchi con tag .

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