Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Rodin. Il marmo, la vita

RODIN-17

Rodin
Il marmo, la vita

Milano, Palazzo Reale – Sala delle Cariatidi
17 ottobre 2013 – 26 gennaio 2014

La lingua della scultura era il corpo. E questo corpo, quando lo si era visto per l’ultima volta? Strato su strato, gli abiti lo avevano occultato, come una tinteggiatura sempre rinnovata, ma sotto lo schermo di queste incrostazioni l’anima l’aveva mutato, bulinando incessantemente l’espressione dei volti. Era divenuto un altro. Un simile corpo non poteva essere meno bello dell’antico, doveva possedere una bellezza ancora più grande. Per più di due secoli la vita lo aveva tenuto tra le mani lavorandolo, ascoltandolo, cesellandolo incessantemente. La pittura sognava questo corpo, lo trasfigurava con la luce e lo penetrava di crepuscolo, lo circondava di ogni tenerezza e di ogni estasi, lo carezza va come un petalo e si lasciava trasportare da esso come da un’onda, – ma la scultura, suo luogo di appartenenza, non lo conosceva ancora.
[…]
Rodin sapeva che tutto doveva partire da una conoscenza infallibile del corpo umano. Lentamente, indagando, egli era risalito fino alla sua superficie […] di grandezza variabile, diversamente sottolineata, definita con esattezza, da cui tutto poteva nascere […] fu su questa superficie che si concentrò la sua ricerca. Essa consisteva di infiniti contatti tra luce e materia, e ognuno di questi contatti si rivelò diverso da ogni altro, e ognuno singolare. In un punto sembravano fondersi, in un altro salutarsi con titubanza, in un terzo passarsi a fianco come estranei; e c’erano punti senza fine e non uno in cui qualcosa non accadesse. Il vuoto non esisteva.
[…]
Il vero lavoro di Rodin iniziò con questa scoperta. Solo allora tutti i tradizionali concetti di scultura persero per lui ogni valore. Non esistevano pose, né gruppi e neppure composizioni. Esistevano solo infinite superfici viventi, c’era solo vita, e il mezzo espressivo che egli si era forgiato tendeva esplicitamente a questa vita. Ora bisognava impadronirsene, afferrare la sua infinita pienezza. Rodin colse la vita ovunque presente là dove la vide. La colse nei punti più impercettibili, la osservò, la seguì. La attese nei momenti di transizione e di indugio, la catturò dove fluiva, la trovò ugualmente grande in tutti i luoghi, ugualmente possente e trascinante. Nessuna parte del corpo era inespressiva o di poco valore: il corpo viveva. La vita impressa sui volti come su quadranti, facilmente leggibile e colma di riferimenti temporali, nei corpi era più diffusa, più grande, più enigmatica e più eterna.

(Rainer Maria Rilke, Rodin, SE, Milano 2004)

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6 commenti su “Rodin. Il marmo, la vita

  1. Pingback: PARIGI – I GIARDINI DEL MUSEO RODIN | NonSoloProust

  2. Angelica Carrara
    14 novembre 2013

    Che meraviglia Gabrilù!Settimana prossima ho in programma la mostra di Rodin a Milano e tu con il tuo stupendo video mi hai creato un’atmosfera mentale unica!Oggi qui a Bergamo il cielo è grigio,piove e fa freddo…Per tutta la durata del tuo video sono stata sdraiata su una chaise longue al sole con buona musica a godermi le sculture di Rodin!Grazie grazie!

  3. Angelica Carrara
    14 novembre 2013

    Scusa il commento era per Gabrilù del blog Nonsoloproust!Comunque sbagliando ho avuto modo di conoscere il tuo blog che trovo molto interessante!

  4. Stefania Mola
    14 novembre 2013

    Ma figurati, ci mancherebbe! Gabrilu ci ha fatto un regalo stupendo…
    La mostra è grandiosa, ne vale davvero la pena (ci ritornerò per sant’Ambrogio, anche se per me non è proprio dietro l’angolo)!

  5. gabrilu
    15 novembre 2013

    .. però un giorno o l’altro parleremo pure di Camille (Claudel), neh?
    Chissà chi arriva prima, tra noi due :-))
    Ciao!

  6. Stefania Mola
    19 novembre 2013

    Camille Claudel… 🙂 Mi rimorde ancora l’aver perso la mostra del 2008 al Musée Rodin, che durò solo due mesi.
    Anni fa ne rimasi affascinata, e ho sempre coltivato la modesta opinione che sarebbe stata una grandissima se… E qui picchierei Rodin fino allo stremo. Tra lui, la follia per metà della vita e quella damnatio memoriae che l’ha relegata a margine della gloria del maestro – misconosciuta – troppo a lungo. Troppe volte la Storia – fatta dagli uomini – tace ed esclude per azzerare l’audacia. Troppo sovversiva, pericolosa per molti. Sì, parliamone, quando vuoi. 😀

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Questa voce è stata pubblicata il 5 novembre 2013 da in Auguste Rodin, Rainer M. Rilke con tag , .

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