Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Divagazioni [sull’anno nuovo]

sguardoSono moltissimi anni che nel mondo non arriva un anno nuovo. Almeno nel mondo che conosciamo meglio e chiamiamo Occidente. Per i morti non c’è anno nuovo e forse non c’è neppure per il nostro Occidente. Quella che chiamano crisi non è altro che una gigantesca opera di rimozione: il mondo è simbolicamente morto, ma per non dircelo pensiamo che ha bisogno di crescere. L’anno nuovo sarebbe tale se fossimo in grado di fare un felice funerale al nostro mondo. C’è bisogno di una cerimonia ben più solenne del rituale scambio di auguri. Più che di un veglione, è necessaria una lunga veglia collettiva intorno all’agonia ciarliera del nostro Occidente.

Dobbiamo seppellire la nostra presunzione di specie e aprire una stagione in cui prendiamo atto che c’è la peste. Questa peste possiamo chiamarla autismo corale. Non uccide, corrode i legami anche quando li alimenta. La società della comunicazione altro non è che una gigantesca mascherata per nascondere il fatto che non abbiamo niente da dirci, che non crediamo più agli altri e neppure a noi stessi.

Abbiamo bisogno di contadini, di poeti, di gente che sa fare il pane, di gente che ama gli alberi e riconosce il vento. Più che l’anno della crescita, ci vorrebbe l’anno dell’attenzione. Attenzione a chi cade, attenzione al sole che nasce e che muore, attenzione ai ragazzi che crescono, attenzione anche a un semplice lampione, a un muro scrostato, a una qualunque macchina che passa per la strada.

Oggi essere rivoluzionari significa togliere più che aggiungere, significa rallentare più che accelerare, significa dare valore al silenzio, al buio, alla luce, alla fragilità, alla dolcezza. Dovremmo cominciare l’anno con piccoli esercizi di riabilitazione alla gioia. Istituire una sorta di capodanno tra un giorno e l’altro, tra un’ora e l’altra. Ristabilire un equilibrio nella dialettica tra egoismo e altruismo, tra cura di sé e dell’altro. Dobbiamo imparare a stare da soli e a farci compagnia, scendere molto in fondo a noi stessi e rimanere ben saldi in superficie insieme agli altri.

[Non ci resta che camminare tra le cose che amiamo, aspettare il giorno con la luce giusta, il giorno dell’abbraccio, il libro che ci aspetta. Insomma, muoversi sull’orlo, senza aspettarsi niente da questi uomini e da questo mondo]

(Franco Arminio, da Geografia commossa dell’Italia interna, Bruno Mondadori 2013)

 

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3 commenti su “Divagazioni [sull’anno nuovo]

  1. t.
    6 gennaio 2014

    Ecco. Volevo regalarmi questa lettura per i giorni di festa, ma poi son finita col riordinare cassetti… Beh, è pur sempre un “prendere cura”, no?
    Ti auguro un anno felice.

  2. Stefania Mola
    7 gennaio 2014

    Teréz carissima,
    confesso di essermi dedicata molto anch’io a riordinare, in questi giorni di passaggio. Quasi che prendersi cura di ciò che è fuori e intorno potesse compensare altri disordini e diventare quindi di buon auspicio per intraprendere un serio riordino dentro. Non ho avuto grandi margini per nuove letture, però mi sono regalata ampi spazi per i giorni che verranno. Nuovi di zecca, spero bastino. 😀
    Ricambio l’augurio, di cuore. Un abbraccio.

  3. Josè Bernò
    20 gennaio 2014

    Sei stata nominata! Spero che la cosa ti faccia piacere! 🙂 http://pindaricamente.wordpress.com/2014/01/20/millumino-dimmenso/

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Questa voce è stata pubblicata il 5 gennaio 2014 da in Franco Arminio con tag .

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