Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Il mercante di luce

vecchionicopertinaQuella poesia è al centro di tutto, è l’eterno. Tutto è stato scoperto, detto e chiarito nei secoli di massimo splendore della civiltà greca; lì sono le nostre origini.

Stefano Quondam, luminare della letteratura greca con un nome che dice tutto, «così indifeso e immenso nelle sue illusioni» (e «il tempo uccide, le illusioni uccidono»), combatte la sua quotidiana battaglia contro la stupidità, l’omologazione e il vuoto interiore di cui è sintesi perfetta la testimonianza di Athena, voce femminile che chiude il  libro. Novello Aiace – «uomo dell’istinto, del cuore che risponde per primo, simbolo di un mondo che se ne va» – condivide la scena con un Achille, un Ulisse e una tragedia moderna sofferta con sensibilità antica.

Marco, suo figlio, a diciassette anni è condannato a morte da una rara malattia in cui il tempo corre vertiginosamente verso una vecchiaia precoce e fatale.

Sarà la poesia greca – forte della propria «eternità del cuore e della ragione» – il filo capace di avvicinarli, stringerli in un racconto condiviso e aprire un varco che sconfigga le loro paure così distanti: Marco quella di morire, suo padre quella di vivere. La poesia come dono estremo e definitivo di un padre al figlio nel poco tempo rimasto, la bellezza della tragedia che è ri-creazione di un mondo sfrondato dalle eccedenze.

Aiace non teme la morte perché ha conosciuto e praticato la luce: «perché questo è vivere, cioè riempirsi di luce, poca o tanta che sia, ma qui e subito, e questo è il teatro, il nostro gioco vivo per sfondare le tenebre, finché gli dèi e il destino diventeranno maschere e allora comincerà il mondo».

Confesso che questa lettura mi ha emozionato non poco. Sentimenti forti, tumulti, passioni di alcune tra le più belle tragedie classiche (l’Aiace e l’Antigone di Sofocle, l’Alcesti, l’Ippolito e Le Troiane di Euripide, i cui passi sono talora tradotti dallo stesso Vecchioni), di autori come Omero o Anacreonte, e «l’irriducibile, inconfondibile dolenza» del protagonista «di vivere sui versi, su quei versi». Il suo amore, la sua disperazione, la tenerezza infinita, il coraggio e la debolezza (al netto d’ogni altra umanissima imperfezione), fanno di lui un gigante che pagina dopo pagina si unisce al coro fluttuante dei personaggi evocati dalla poesia, colmando il bisogno di storie e parole e sovrapponendo talora lo sguardo del ragazzo che era stato (precocemente folgorato dalla bellezza dell’Iliade) a quello del ragazzo-figlio del suo tempo sfuggente e convulso.

Un tempo che – la poesia greca insegna – non basta avere ma soprattutto sapere. Benché vivere sia «una maledetta disillusione, prestare il fianco a domande senza fine». Benché la morte resti inevitabile («È di Saffo, lo sai, la più grande lirica d’addio di tutti i tempi, il film muto, lo stordimento fisico più fedele alla propria inadeguatezza davanti alla fine»). Nonostante il tormento di Aiace sia quello «della non appartenenza, di essere l’ultimo “buscadero” di un mondo che baratta il coraggio con la furbizia, con l’interesse, col dominio della razionalità. Ad Aiace non importa da quale sponda dell’esistenza guardare, se da quella della vita o della morte. È la luce che gli preme. È questo il messaggio, Marco, è eterno, è di tutti gli uomini, in tutti i secoli. Noi non chiediamo per forza la vita, ma il coraggio di percorrerla».

———————–

Insegnare greco significa specchiarsi nell’universo: astrarre, uscire, rientrare nei giorni, sapendoli finalmente per quel che sono: un insieme di parole, sparpagliate luci accese a comando per riconoscere le cose una alla volta dal fango al divino, una lunga fila di premesse del destino, se pure qualcuno si chiede del domani; uno sfidato equivoco, un incessante cercare di capirsi tra la mente e le cose. Insegnare greco significa ricollocare al loro posto tempo e spazio, ferirli di spada nel loro interferire continuo coi sentimenti umani, ammaestrarli, esorcizzarli, tagliandogli la provocatoria offesa di esistere.


Roberto Vecchioni
Il mercante di luce
Einaudi, Torino 2014

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Questa voce è stata pubblicata il 12 novembre 2014 da in Roberto Vecchioni con tag .

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