Squilibri

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Andare per le cattedrali di Puglia

valzania-cattedraliConsiderato il mare magnum di pubblicazioni sull’argomento, ho trovato interessanti alcuni aspetti di questo volumetto fresco di stampa, soprattutto per l’approccio, per l’occhio super partes “esterno” ai soliti campanilismi che tendono a esaltare incondizionatamente le cattedrali pugliesi con la stessa frenesia con cui si muove il villaggio globale e social.

Qui invece la dichiarazione d’intenti è quasi rivoluzionaria: un approssimarsi agli edifici lento pede, secondo modi e tempi di quanti percorrevano la via Francigena del Sud da Roma a Brindisi, una misura verosimilmente più vicina allo spirito di committenti, progettisti e costruttori che nel medioevo innalzarono le tre chiese considerate (cattedrali di Ruvo di Puglia e Bitonto e basilica di San Nicola a Bari) perché costituissero altrettanti punti d’arrivo al termine di una giornata di cammino, e non – come accade oggi – bocconi voracemente consumati nello spazio di un fast food di poche ore.

Non è poco. La prospettiva cambia radicalmente. Sapendo a priori che le due cattedrali nella versione giunta fino a noi sono, dal punto di vista architettonico e simbolico, riflesso ed emanazione del modello nicolaiano del capoluogo eretto tra XI e XII secolo, l’esperienza dell’itinerario a piedi compiuto da nord verso sud innesca un meccanismo di conoscenza più profondo di quello cui siamo abituati. Prima di tutto raggiungere una meta a piedi – dopo aver colto ogni più piccolo dettaglio a margine del cammino – equivale a “conquistarla”. In secondo luogo, al di là dell’incontro in successione con tre straordinari esempi di basiliche romaniche distanti venti chilometri l’una dall’altra, la lentezza degli spostamenti permette di riconoscerle come “sistema” unitario distribuito sul territorio perché sia possibile percepirne la “cadenza”, i gradi di approssimazione alla meta finale – della quale gli edifici sul percorso sono prefigurazione e/o visione sostitutiva.

Ho trovato invece eccessivo, quando non dispersivo, lo spazio dedicato a conservazione, restauro, ripristino, alla teoria, alle diverse scuole di pensiero e ai loro protagonisti sul campo. Troppe biforcazioni rispetto alla strada principale, stretta intorno a soli tre edifici, che avrebbe dovuto puntare direttamente agli echi di Viollet-le-Duc o all’operato di Bernich (e Schettini, insuperabile paladino dell’anastilosi, a metà Novecento). Magari con qualche digressione che fosse un po’ più di una menzione all’interno dello stesso territorio di Terra di Bari, dove distruzione e dispersione degli arredi settecenteschi delle cattedrali sono state il prezzo incongruo pagato per inseguire il sogno di un medioevo “originario” più vagheggiato che reale. Per chiedersi infine – come l’Autore giustamente fa – se l’essenzialità e l’austerità emanate dagli edifici appartengano davvero a un passato con mille anni sulle spalle o invece le voci si confondano rimescolando date, intenti, estetica, autenticità.

Le conclusioni (del libro e del viaggio) mi trovano d’accordo: «Le cattedrali romaniche di Puglia vanno forse considerate come proposte artistiche originali e non come reperti di un passato del quale hanno perso troppa parte delle tracce. Esse rappresentano il risultato di un riuscito intervento novecentesco che, anche se con scarsa consapevolezza, ha riutilizzato le loro strutture medievali per creare architetture di indubbia modernità».

Perché quelle cattedrali non avevano mai avuto l’aspetto che Ettore Bernich e i suoi successori hanno dato loro, senza che ciò metta in discussione il loro innegabile fascino, frutto di stratificazioni continue e filtrato anche dalla nostra sensibilità figlia del XXI secolo.


Sergio Valzania
Andare per cattedrali di Puglia
Il Mulino, Bologna 2015

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Un commento su “Andare per le cattedrali di Puglia

  1. Pasquale Misuraca
    26 marzo 2015

    Leggo. Grazie.

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Questa voce è stata pubblicata il 13 marzo 2015 da in Sergio Valzania con tag , .

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