Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Vigliacco come l’amore

degiovanniTutt’ ‘o turmiento ‘e nu luntano ammore
tutto ll’ammore ‘e nu turmiento antico

In questi anni non mi sono lasciata sfuggire uno solo dei suoi libri. Li ho letti ogni volta d’un fiato – perché la sua scrittura è straordinaria, e non molla – eppure centellinandoli ove possibile, per non dissipare il piacere e trattenere più a lungo la sottile malinconia di fondo che si infiltra tra le pagine, inzuppa i personaggi e le loro storie e impregna il senso dell’esistenza finanche di odori e sapori sgradevoli, debordando fino a coinvolgere una riflessione che si fa universale e ineludibile nelle mani di chi legge.

C’è sempre quel sentimento vigliacco che è l’amore, nei libri di Maurizio De Giovanni, perché c’è sempre la morte e su tutto la vita, e a tali protagonisti non puoi chiedere il lieto fine della storia. Ci sono la poesia e la tragedia, il dolore e la musica, la nostalgia la paura e la fame, che cavalcano le ali dei sogni precipitando in picchiata sulle azioni quotidiane, e sgranano come in un rosario i pensieri degli uomini, le loro parole non dette, i brandelli dei loro cuori sbranati da sentimenti e passioni ingovernabili. Ci sono piani narrativi distanti e stagioni dell’anno e della vita insieme al loro implacabile avvicendarsi e riflettersi negli accidenti e nei recessi di una umanità inevitabile e spesso perduta. Ci sono tutte le maschere possibili, e un’infinità di fardelli da caricarsi sulle spalle senza requie, perché lo spettacolo deve andare avanti, la scena reclama costantemente attori e copioni senza incertezze o sbavature che non siano quelle dello scoprirsi fragili prede di ogni vento e tempesta. Ci sono fili che si annodano tenacemente e altri che si intrecciano e si spezzano. C’è un mare che unisce e separa, rimanendo sul fondo della scena, e ci sono gli abissi insondabili dell’uomo nei quali ci si perde, ci si distrugge e si annega senza appello.

Piove quasi sempre nei libri di Maurizio De Giovanni e su una Napoli anni Trenta in perfetto stile Blade runner, una Napoli così vera che non c’è modo di distogliere lo sguardo – anche volendo – dalla materia marcia, imputridita, sfatta, decomposta che l’acqua non lava ma impasta ancor di più generando fantasmi dolenti e mai pacificati e viventi a immagine e somiglianza dell’afflizione insanabile dei morti. Da personaggi tormentati e bellissimi (dal punto di vista narrativo, quello in cui trovano diritto di cittadinanza anche tutte le deformità, le aberrazioni e le cancrene della carne) che si muovono su una scena senza via d’uscita, in cui anche la soluzione di un crimine efferato svela meschinità e pochezze su cui nessuna giustizia umana può scrivere la parola fine credendo di voltare pagina. Da miserie e nobiltà in cui l’apparenza non basta a colmare i bisogni profondi, e la vita nelle nostre mani è sempre troppo poca per dare un senso a ciò che siamo, a ciò che vorremmo e a ciò che non saremo mai in grado di comprendere.


Maurizio De Giovanni
Serenata senza nome
Einaudi, Torino 2016

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6 commenti su “Vigliacco come l’amore

  1. PindaricaMente
    26 luglio 2016

    In questi giorni sto leggendo “Anime di vetro” e la scrittura di Di Giovanni è esattamente come l’hai descritto tu. Sottoscrivo tutto!!!

  2. squilibri2
    26 luglio 2016

    Grazie 😀
    Leggevo Anime di vetro un anno fa proprio di questi tempi. “Fragilità” e “inadeguatezza” erano le due parole che avevo segnato a margine… Alcuni lettori vorrebbero i suoi protagonisti un po’ più baldanzosi, “vincenti” o patinati, ma non è un male prendere atto che la scrittura possa anche non essere a tutti i costi evasione dalla realtà (dalla realtà che non ci piace). Lui, poi, è persona deliziosa e senza fronzoli: ho avuto occasione di ascoltarlo al Libro possibile di Polignano a Mare due anni fa.

  3. t.
    31 agosto 2016

    “Chiedilo alla pioggia.”…
    Bellissime pagine.

  4. emilia
    30 settembre 2016

    Grazie, non lo conoscevo, ma lo leggerò. Da tempo non tornavo da te, perchè un po’ assente dal web. Entro ed esco, ma sono contenta di averti ritorvata.
    Un abbraccio
    Emilia

  5. squilibri2
    30 settembre 2016

    Carissima, io per prima sono particolarmente assente da queste pagine. Ma non c’è fretta, prima o poi ci si ritaglia un momento più tranquillo e si ritorna. Quando accade, ci si ritrova persino. Un abbraccio affettuoso, grazie 😀

  6. squilibri2
    30 settembre 2016

    @t.
    Sono imperdonabile, oltre che molto assente. Vorrei riparare al saluto mancato… 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il 26 luglio 2016 da in Maurizio De Giovanni con tag .

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