Squilibri

Leggo per legittima difesa. E per trovare domande

Liber in fabula

borges

A volte credo che i buoni lettori siano cigni anche più tenebrosi e rari che i buoni autori… Leggere, per intanto, è un’attività successiva a quella di scrivere: più rassegnata, più civile, più intellettuale.

(J.L. Borges, prefazione alla prima edizione di Storia universale dell’infamia)

La lettura è furto. C’è questa cosa lì, che sa, questo oggetto da cui si carpisce qualcosa che c’è chiuso dentro. C’è uno scassinamento, c’è un furto con scasso in ogni vera lettura. Naturalmente i quadri e le opere letterarie sono costruite apposta per essere derubate in questo senso. Così come il labirinto è costruito apposta perché ci si perda, ma anche perché ci si ritrovi.

(I. Calvino, Mondo scritto e mondo non scritto)

Immagine:
Gabriel Caprav, Il paradiso secondo Borges

2 commenti su “Liber in fabula

  1. kolonistuga
    1 maggio 2010

    Ho commesso il peggiore dei peccati
    che un uomo può commettere. Non sono stato
    felice. Mi travolgano e disperdano,
    spietati, i ghiacci dell’oblio. I miei
    mi avevano creato per il gioco
    azzardato e stupendo della vita,
    per la terra, per l’acqua, l’aria, il fuoco.
    Li ho delusi. Non si compì la loro
    giovane volontà. Non fui felice.
    Mi applicai alle caparbie simmetrie
    dell’arte, che congegna vacuità.
    Ereditai audacia. Non fui audace.
    Non mi abbandona. Mi sta sempre accanto
    l’ombra di essere stato un disgraziato.

    J.L.B da Il Rimorso (La Moneta di Ferro, 1976)

  2. Stefania Mola
    5 maggio 2010

    @kolonistuga

    E tuttavia… 😀

    Chi abbraccia una donna è Adamo. La donna è Eva.
    Tutto accade per la prima volta.
    Ho visto una cosa bianca in cielo. Mi dicono che è la luna, ma
    che posso fare con una parola e con una mitologia?
    Gli alberi mi fanno poco paura. Sono così belli.
    I tranquilli animali si avvicinano perché io gli dica il loro nome.
    I libri della biblioteca sono senza lettere. Se li apro appaiono.
    Sfogliando l’atlante progetto la forma della Sumatra.
    Che accende un fiammifero al buio sta inventando il fuoco.
    Nello specchio c’è un altro che spia.
    Chi guarda il mare vede l’Inghilterra.
    Chi pronuncia un verso di Liliencron partecipa alla battaglia.
    Ho sognato Cartagine e le legioni che desolarono Cartagine.
    Ho sognato la spada e la bilancia.
    Sia lodato l’amore che non ha né possessore né posseduta, ma in cui entrambi si donano.
    Sia lodato l’incubo che ci rivela che possiamo creare l’inferno.
    Chi si bagna in un fiume si bagna nel Gange.
    Chi guarda una clessidra vede la dissoluzione di un impero.
    Chi maneggia un pugnale prevede la morte di Cesare.
    Chi dorme è tutti gli uomini.
    Ho visto nel deserto la giovane Sfinge appena scolpita.
    Non c’è nulla di antico sotto il sole.
    Tutto accade per la prima volta, ma in un modo eterno.
    Chi legge le mie parole sta inventandole.

    (J.L.B. La felicità, in La cifra, 1981)

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