Oggi

Cracovia, piazza degli Eroi del Ghetto (Plac Bohaterow Getta)

19452012

Per ogni Giuditta, Ruth, Deborah, Rachele, Anna c’è sempre una collina su cui riposare e dove essere ricordate senza mai invecchiare. C’è una nuova Spoon River che ne racconta paure e desideri sfidando oblio e fatalità delle vicende umane. Tra le tante immagini del viaggio/pellegrinaggio raccontato in questo libro ne ho scelta una che mi ha particolarmente colpita. Un’immagine che ci porta a Cracovia, in quella che un tempo si chiamava piazza della Concordia (Plac Zgody), finché la concordia non venne riscritta dall’orrore. Oggi è occupata da una serie di grandi sedie, come se i tanti portati via potessero finalmente tornare e lì riposarsi, e magari raccontare ai passanti che è stato tutto soltanto un pessimo sogno. Enormi sedie vuote in attesa di un ritorno che non ci sarà mai.

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Naufragi

Il naufragio è uno degli esiti possibili della navigazione, che può a sua volta essere conseguenza di una passione che spinge l’uomo ad ampliare i limiti del quotidiano. [...] Durante il Settecento e l’Ottocento la navigazione marittima vive un’epoca di straordinario splendore. Ai progressi tecnologici delle imbarcazioni bisogna aggiungere un enorme perfezionamento della strumentazione nautica e l’approfondimento delle conoscenze astronomiche e cartografiche; tuttavia, crescendo il numero di navi che solcano le acque, i naufragi finiscono per trasformarsi i eventi frequenti, capaci di eccitare la curiosità, l’interesse morboso e la pietà del grande pubblico. Eppure, le ragioni dell’interesse per i disastri nel mare in tempesta non si devono attribuire all’aumento di questo genere di disgrazie e neppure alla maggiore diffusione di queste notizie a mezzo stampa, bensì a motivazioni di natura estetica, o se vogliamo filosofica. Come scrive Blumenberg, «l’uomo conduce la sua vita ed erige le sue istituzioni sulla terraferma. Ma il movimento della propria esistenza cerca di comprenderlo, nella sua totalità, specialmente con la metafora del temerario navigare». [...]

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Origine e destino

Al mattino, il ragazzo era azzurro e il mare, anch’esso azzurro, risplendeva.

A proposito di mondi paralleli. A volte costruiscono destini che sono frutto di sortilegi, altre ancora lasciano scappare storie spaventate che si dibattono nelle vite degli uomini nello sforzo di liberarsi, o si incastrano nel punto esatto in cui convergono religiosità, superstizione e irrazionale per intrecciarsi con le relazioni umane e la loro dimensione sociale. Qualcuno riesce persino a coglierlo, questo soprannaturale quotidiano, a trasformarlo in scrittura che sappia di racconto popolare ma anche di poesia, al di là di ogni etichetta, realismo magico o reale meraviglioso che sia.

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Innesti arcani

Addio, promessa d’ogni essenza, sorgente di fragranza, corona delle zagare, goliera dell’aurora. Addio, ramo di miele, fanciulla fantasiosa, stellarla vanigliata, regina dei giardini. Spero che gli innesti arcani compiuti nel grembo tuo di nardo fruttino la fantasia di spere multicolori, di scrigni di sapori impareggiabili. Che mai ti sfiori vento, gelo, occhio indifferente, mano che non sia gentile. T’accolga un’alta reggia, una segreta alcova, un tiepido giaciglio; t’accarezzi di tra i velari l’adamantina luce meridiana, il perlaceo lucore della notte.

(Vincenzo Consolo, da Retablo)

Sette note musicali

Credo di essermi già espressa a proposito di Živković, ma ci ritorno volentieri, soprattutto perché le opposte fazioni sono sempre lì a cantarsele, invece di leggerlo, sostenendo da un lato la genialità del novello Borges e dall’altro “machevistadandodivoltailcervello?”.

Credo di essermi già espressa, ma adesso ne sono ancor più convinta. Živković non aspira ad essere il novello Borges né un suo dignitoso erede, dedicandosi – al contrario – alle cose che gli interessano davvero, e che non manca di affidare anche a queste sette storie impossibili percorse dal filo rosso della musica.

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L’attesa

L’attesa è lunga, il mio sogno di te non è finito.
(Eugenio Montale, Il sogno del prigioniero, da La bufera e altro)

Uscito nel 1998 da Feltrinelli e tornato in libreria l’anno scorso, L’attesa è un saggio in quattro capitoli fascinoso ma “tosto”, tutt’altro che riposante, nonostante le esigue dimensioni; esige – al contrario – massima concentrazione e lascia un singolare non so che tra inquietudine e insoddisfazione. Per restare in tema: ti aspetti una cosa e – chiuso il libro – non è esattamente quella. Da questo punto di vista, un libro indovinato.

È l’autrice stessa, nella Nota tardiva, a dichiarare di essere stata a suo tempo sorpresa da una frase di Wittgenstein che si esprimeva in tal senso: aspettiamo l’atteso ed è l’ospite che arriva. Ovvero, dell’impossibilità che l’attesa si compia nelle forme prefigurate dal nostro desiderio o dalle nostre riserve: «Scoccata dal linguaggio per colpire un bersaglio reale, ogni attesa non potrà che essere insoddisfatta, sorpresa, tradita».

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Another place

Antony Gormley, Horizon Field, 2010-2012 (info)

Qualcuno mi è venuto meno, qualcuno che per me valeva mi respinge, si distoglie, scompare. Allontanandosi allontana, sottrae il paesaggio del quale era stato preannuncio, portatore, segnacolo. Non intende essere più, non ha mai inteso essere alcuna di queste cose e rovesciando su di me il mio stesso disinganno smaschera la mistificazione di cui era oggetto.

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Affetti e distanze

Sono giorni in cui la parola tempo ricorre insistente, riaffiora ogni volta che ci si [sof]fermi, occhieggia tra le righe di letture capitate per caso tra le mani. È il tempo, in versione una e duplice, ad essere la chiave di questo libretto denso e spiazzante, invitando a rileggere le riflessioni attente e originali che il saggista e critico francese Maurice Blanchot dedicò al tema dell’amicizia.

Dal rapporto di amicizia tra Maurice Blanchot e Dyonis Mascolo nascono le pagine di Bruno Moroncini, che riprende il tema preoccupandosi di legarlo alle particolari circostanze storiche e alla loro portata di passaggio epocale. È il disastro del XX secolo lo sfondo di questa amicizia e lo spartiacque tra le riflessioni, senza il quale è incomprensibile la posizione di Blanchot, in bilico tra «speranza senza speranza», rottura, separazione e perdita irreversibile. Un disastro, quello di Auschwitz e dintorni, che solo la vera amicizia sa assumere in sé, conciliando l’inconciliabile e l’incompatibile di un “prima” e di un “dopo”.

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Mr Gwyn

Le ragioni per cui Gwyn smette di scrivere non sono importanti. L’importante è ciò che allestisce dopo. Come sempre a me interessa molto il modo in cui la gente rimette insieme i pezzi delle cose che ama, dopo che qualcosa è accaduto.
(Alessandro Baricco)

Jasper Gwyn sostiene il primato delle civiltà meridionali, dovuto al loro conoscere il significato esatto del termine luce. Come la maggior parte delle persone, è perplesso nell’accettare una caramella recuperata dal fondo di una borsa. Ma soprattutto, tenta di vivere lentamente, concentrandosi su ogni singolo gesto, quasi recuperando il tempo naturale delle cose e un’eleganza e “una signoria sugli oggetti che i più avevano dimenticato”. Lento è anche il ritmo e il passo di questa storia, fino ad un’improvvisa accelerazione che scuote il lettore dal torpore costringendolo a correre per non smarrire la chiave delle cose che accadono.

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S’istentu

S’istentu è espediente e inganno, perdita e attesa, un nulla da chiedere e da cercare, che non arriva mai, mentre la vita scorre. Illusione e trappola, somministrata da bambini e inspiegata da grandi, eppure necessaria a intessere le trame di una galleria di personaggi indimenticabili alle prese con il moto perpetuo del mare, dei ricordi, del canto e degli sguardi, di esistenze immortali affidate a nomi, echi e vecchie fotografie – messaggi d’amore talora mai giunti a destinazione. [...] S’istentu è una parola che non puoi sostituire per decreto con qualcosa di più dolce per arrestarne la fuga, una parola così “grande” che mentre l’ascolti produce pensieri inattesi e inutili, “cose che accadono e si estinguono nello stesso istante”.

[ne ho scritto brevemente qui]


Gianni Cossu
Datemi s’istentu
in formato .epub su oraSesta